Andrea Gugliotta

Andrea Gugliotta

Andrea Gugliotta

Oggi, dopo due anni da vegano e uno da vegetariano, oltre che a livello fisico, possono dire di sentirmi bene sia sotto l’aspetto psicologico che etico.


Nel 2011 sono rimasto coinvolto in un incidente in moto che mi ha costretto a sei mesi di degenza in ospedale. Durante questo tempo, ho colto con massima forza quanto fosse importante e precaria la vita, non solo la mia, ma quella di tutti gli esseri viventi.
Tornato a casa dall’ospedale, ho preso un cane a vivere insieme a me, iniziando una sorta di pet therapy.
La vicinanza di un animale, e il suo sguardo che dice più di mille parole, mi hanno portato verso una rivoluzione alimentare, e non solo, di tipo vegano.
Quando si prende una decisione di questo tipo, credo che sia fondamentale studiare e conoscere le diverse proprietà delle sostanze nutritive, contenute nei vari alimenti.

Questo è importante per calibrare un’alimentazione che riesca a sopperire alla mancanza dei nutrienti eliminati con la cancellazione della carne e dei derivati animali dalla propria dieta.
In tutto questo, la frutta secca e le bacche contribuiscono enormemente all’integrazione dei nutrienti imprescindibili.
Le conoscenze acquisite attraverso libri di cucina vegani – cito per esempio “Mangiar sano e naturale” e “Il cucchiaio verde” – e l’informazione attraverso canali specializzati, mi hanno permesso di ampliare le mie conoscenze.
Anche se ancora non mi reputo un “Tecnico alimentare”, credo di riuscire a gestire la mia alimentazione nel migliore dei modi. E sono sempre più convinto che la miglior medicina sia il cibo.

La prima cosa che ho eliminato dalla mia dieta, è stata la carne rossa.
A seguire ho escluso dalla mia tavola quella bianca, il pesce ed infine, sfida più grande, il formaggio.
A raccontarla sembra facile, come una strada costellata di soli traguardi.
Nel mio percorso ho incontrato diversi ostacoli, a partire dalla famiglia, dove genitori e parenti di “razza romagnola” faticavano, e faticano tutt’ora, a concepire un pranzo come completo, senza la carne o i derivati animali.

A tavola con loro non manca, e temo non mancherà mai, il discorso su “le proteine dove le prendi?”, “ma vedi come sei magro?”.
Durante questi momenti provavo un senso di rabbia e infatti ci sono stati scontri. Non passava un giorno senza litigi, ma forse ero io che, da vegano, non avevo più gli occhi coperti di prosciutto e mi rendevo conto della qualità della mia alimentazione!

Non è stato facile neanche convincere mia nonna della mia scelta vegana: lo scorso Natale mi aveva preparato il fegato, convinta che non facesse parte dell’animale e potessi mangiarlo! Con questa scelta, le ho tolto quel ruolo di paziente nonnina che prepara torte e leccornie per i nipotini. Nel mio caso, sono io a portarmi i viveri da casa quando mangio a casa dei miei nonni.
Un’altra spinta che sostiene questa scelta di vita, viene dal piacere di prepararsi le pietanze con le proprie mani, cosa che mi ha portato a stringere un legame col cibo e a interessarmi maggiormente alla sua origine e ai valori nutrizionali degli ingredienti.
Oggi, dopo due anni da vegano e uno da vegetariano, oltre che a livello fisico, possono dire di sentirmi bene sia sotto l’aspetto psicologico che etico.

Il mio corso di studi e il mio volontariato in Legambiente, hanno accresciuto la mia sensibilità e conoscenza sull’ambiente, con la consapevolezza di una scelta vegana, capace di contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera.
Anche l’agricoltura è colpevole di immettere in atmosfera circa il 70% dei gas serra, ma rivolgendosi ad una agricoltura biologica, l’impatto è certamente minore. Gli allevamenti intensivi emettono enormi quantità di CO2 e metano in atmosfera, e questo comporta quelle conseguenze a noi visibili che vogliamo nascondere sotto il nome “calamità naturali”, quando l’unico responsabile è l’uomo con le sue azioni sbagliate.

Per quanto riguarda l’aspetto etico, il non vedere “cadaveri” nel mio piatto mi riempie il cuore di gioia. Inoltre, mesi dopo aver smesso di mangiar carne non mi sentivo debole o affaticato, ma anzi mi sentivo pieno di energia e travolto da un uragano di vita. Lo studio non mi sciupa e riesco a mantenere la concentrazione per diverso tempo.

ROMAGNA VEGANA

CON LIEVITO MADRE


Tempi di preparazione: 30’

Tempi di cottura: 25’

Difficoltà: FACILE

NO UOVA | NO LATTICINI

Ingredienti per 4 persone:

150 g di farina 0, 60 g di farina integrale, 40 g di farina di avena, 1 cucchiaino ciascuno di semi di lino, canapa, zucca, sesamo e girasole, mezzo cucchiaino di curcuma in polvere, la punta di un cucchiaino di bicarbonato, 1 cucchiaino di lievito secco per salati, 4 foglie di cavolo rosso, 4 foglie di verza, 2 carote, latte vegetale a scelta, pepe, olio extravergine d’oliva, sale.

Procedimento:

Frullare o tritare insieme tutti i semi mescolandoli con le tre farine, il lievito, il bicarbonato, la curcuma, un pizzico di pepe e poco sale, impastare con 1-2 cucchiai di olio d’oliva e il latte vegetale sufficiente a formare un impasto morbido da coprire e lasciare riposare 1 ora.
Nel frattempo lavare e tagliare a striscioline le foglie di cavolo rosso e di verza, scottarle in acqua bollente per 5 minuti separatamente, pulire le carote, tagliarle a julienne e cuocerle a vapore per 3-4 minuti, condire le verdure semplicemente con un pizzico di sale e poco olio d’oliva profumato.
Formare quattro palline, stenderle sottilmente in forma tonda e cuocerla sulla piastra o in padella alcuni minuti per lato, accompagnare le piadine con le tre verdure messe a mucchietti decorando ognuno con altri semi a scelta.

IL CUOCO CONSIGLIA

Nell’impasto abbiamo preferito creare un mix autonomo di farine con buona presenza di fibre e tanti salutari semi, accompagnando le ottime piadine finali con un tris di verdure colorate. Un bel colpo d’occhio anche a livello estetico.

By | 2018-03-19T17:24:11+00:00 febbraio 1st, 2018|Dieta, Incidenti, Vegano|0 Comments