Marika Volpe

Marika Volpe

Marika Volpe

Ho vissuto il tutto come un’occasione per ripartire da zero: ricostruirmi con le mie mani, per essere finalmente soddisfatta di me stessa.

Come una piuma e con l’anima pesante come un macigno.
Il cibo era paura, il cibo era da evitare, era una minaccia. Mi avrebbe fatta tornare la bambina cicciotta e insicura.

Pian piano gli occhi persero quella luce, quella gioia, quella spensieratezza e insieme il peso cominciò a scendere sempre più, facendomi diventare quasi invisibile. Cominciai un percorso con uno psicologo, il quale iniziò a regalarmi libri, a farmi capire che la bellezza non è in un corpo, ma nell’anima e che l’equilibrio era la chiave per far tornare a brillare i miei occhi.
Dopo alcuni mesi di terapia, lo psicologo mi diede una dieta. La mia testa diceva di no, era troppo, ma il giorno dopo mi ritrovai a seguirla.

Adesso era una sfida con me stessa, la forza che mi aveva fatto toccare il fondo, sarebbe dovuta essere la spinta per risalire. La mia anima era infestata da mostri, ma dovevo combatterli. Cominciai ad appassionarmi alla cucina, attrazione che già avevo, ma che non coltivavo più di tanto. Ora invece ero io a cucinare le “mie” cose. Spezie, nuove combinazioni, esperimenti che stuzzicavano la mia curiosità.

Cibo che stava diventando scoperta e nutrimento, non solo per il corpo, ma per l’anima. È stata dura arrivare a questa concezione, in poche righe non si può descrivere una sofferenza così grande che mi ha portato via due anni di vita. Sarei capace di scrivere pagine e pagine di sensazioni, emozioni che hanno invaso ogni parte di me, magari un giorno lo farò, metterò insieme tutte le pagine che nel tempo ho scritto per aiutare chi come me è caduto in questo tunnel dell’orrore.

Cominciata la dieta, ripresi un po’ di peso, ma ci vollero parecchi mesi affinché il cambiamento si vedesse sul mio fisico. La mia massa muscolare era inesistente e ricostruire tutto non è stato semplice. Ho vissuto il tutto come un’occasione per ripartire da zero: ricostruirmi con le mie mani, per essere finalmente soddisfatta di me stessa. Inizialmente era difficile notare i cambiamenti, ma l’accettazione era proporzionale al progresso psicologico. Più andavo avanti, più le mie paure diventavano effimere e più la mia immagine cominciava a sorridermi. Un corpo senza vita, come un fiore senza acqua, stava rinvigorendo.
Stavo capendo che il cibo stava facendo tornare a brillare i miei occhi e quella luce si rifletteva in ogni cosa: nei rapporti con la mia famiglia, con i miei amici.

La mia immagine allo specchio cambiava, ogni tanto mi facevo delle foto che paragonavo con quelle vecchie.
Ogni mese mi pesavo per confrontare l’immagine con un “dato reale”. Ora, quando mi chiedono il peso, per me non ha importanza, lo so approssimativamente, ma so che sono molti i fattori che lo influenzano, e che ciò che conta è la totalità della persona, l’accettazione del sè, di ciò che siamo, con pregi e difetti. È proprio questo che ci rende unici.

Adesso la mia vita brilla come non mai, mi sento viva, mi sento donna, sento finalmente che il mio corpo trasmette calore, affetto, non più paura di spezzarmi con un abbraccio. I pantaloni accarezzano nuovamente le mi curve e le mie gambe non sono più “stuzzichini” come le chiamava mia mamma. Sento di prendermi cura di me stessa con la palestra, una buona alimentazione e soprattutto ascoltandomi. Ascoltando le richieste del mio corpo, concedendomi il dolce quando il mio stomaco lo richiede.

La vita non è fatta di privazione, di paura di un’uscita in funzione del cibo.
Il cibo è gioia, condivisione, amore!

Ci sono voluti ben tre anni per arrivare a questa sicurezza, ma come si dice: dopo la salita, il panorama è mozzafiato. Il mio panorama in questo caso è la vita che ho ricominciato ad apprezzare in tutte le sue sfaccettature, senza cercare più la sicurezza in un corpo inerte, privo di linfa vitale, luce e calore. Devo tutto al mio psicologo e alla mia famiglia, che mi hanno dato la possibilità di seguire questo percorso.
Anzi, ringrazio tutto questo, nonostante la sofferenza che ha provocato, perché se non fossi arrivata a questo punto, non avrei scoperto tante parti di me e soprattutto sarei rimasta in quel limbo di insicurezza.

Dalla piuma che ho tatuato sul polso, sono passata ad un fiore di loto dietro al collo, simbolo della mia rinascita, fiore che nasce dal fango. Ciò significa che anche dai luoghi più angusti, può nascere qualcosa di meraviglioso.

PASTIERA VEGANA

ALLEGGERITA


Tempi di preparazione: 40’

Tempi di cottura: 50’

Difficoltà: MEDIA-DIFFICILE

NO UOVA | NO LATTICINI

Ingredienti per circa 8-10 persone:

Pasta frolla: 100 g farina 0, 100 g di farina integrale, 50 g di farina di mandorle, 80 g zucchero di cocco, 60 ml olio di girasole, 80 ml di latte di soia, 1 cucchiaino di buccia grattugiata di limone, cannella in polvere, 8 g di lievito per dolci, sale.
Ripieno: 250 ml latte di avena, un cucchiaio di farina 0, 250 g di grano precotto, 100 g di sciroppo d’acero, 1 cucchiaio abbondante di buccia grattugiata d’arancia, 1-2 stecche di cannella, 300 g di tofu, 4 cucchiai di sciroppo d’agave, 50 g di mirtilli blu e 50 g di mirtilli rossi, essenza di fiori di arancio.

Procedimento:

Mescolare insieme le tre farine con lo zucchero di canna, il lievito, la buccia di limone, un pizzico di cannella e sale impastando il tutto con il latte di soia e l’olio di girasole fino a formare un impasto morbido da coprire e lasciare riposare per 1 ora.

Mettere in una casseruola 200 ml di latte di avena con il grano, lo zucchero di canna, la buccia di arancia e la farina, cuocere per 15-20 minuti circa fino a restringere e addensare il tutto, a parte lessare per 10 minuti il tofu a cubetti con la cannella in stecche per 10 minuti, scolarlo, strizzarlo e frullarlo con lo sciroppo d’agave e poche gocce di essenza di fiori di arancio unendo il latte di avena rimasto sufficiente a ottenere una crema densa da aggiungere al grano cotto.

Stendere i ¾ circa dell’impasto in una tortiera da 24-26 cm oliata e infarinata lasciando un bordo di circa 1,5 cm, bucare il fondo con una forchetta, mettere la farcia dolce, con il resto dell’impasto creare delle striscioline e disporle a losanghe, infornare a 160 gradi per circa 50 minuti, raffreddare e cospargere con zucchero a velo.

In questa versione elaborata di pastiera siamo intervenuti su più fronti cercando di mantenere per quanto possibile lo spirito della tradizione, la pasta frolla è ricca di fibre e ha un contenuto di grassi e zuccheri moderato, nel ripieno il tofu profumato alla cannella sostituisce la ricotta, nel complesso il sapore è piaciuto moltissimo, abbiamo anche “osato” sostituire i classici canditi con i mirtilli secchi, ma naturalmente è possibile attenersi alla versione tradizionale.

IL CUOCO CONSIGLIA

In questa versione di pastiera siamo intervenuti su più fronti, cercando di mantenere lo spirito della tradizione. La pasta frolla è ricca di fibre e ha un contenuto di grassi e zuccheri moderato. Nel ripieno, il tofu profumato alla cannella sostituisce la ricotta.

By | 2019-04-02T12:34:58+00:00 febbraio 6th, 2018|Dieta|0 Comments