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Maquiberries Biologiche Visualizza ingrandito
Maquiberries Biologiche

Maquiberries Biologiche

Maquiberries, una piccola ma preziosa bacca fonte di calcio, potassio e rame
Le  nostre analisi nutrizionali hanno mostrato che 100 g di maquiberries dolcificati essiccati contengono:
–       0,315 mg di rame, pari al 32% del VNR (valore nutritivo di riferimento): che contribuisce alla normale pigmentazione di pelle e capelli;
–       197 mg di calcio, pari al 25% del VNR, che contribuisce alla normale funzione muscolare;
–      367 mg di potassio, pari al 18% del VNR, necessario per il mantenimento di ossa normali.
Ingredienti: 65% maquiberries (Aristoteliachilensis)*, 34% succo di mela concentrato*, olio di girasole*.
*da agricoltura biologica.

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Ingredientimaquiberries* 65% (Aristoteliachilensis), succo di mela concentrato* 34%, olio di girasole*. *da agricoltura biologica
Peso250g
DICHIARAZIONE NUTRIZIONALEvalori medi per 100 g:
EnergiakJ 1434 / kcal 340
Grassi2.1 g
di cui acidi grassi saturi0.3 g
Carboidrati70.0 g
di cui zuccheri43.0 g
Fibre13.3 g
Proteine3.5 g
Sale0.00 g
Rame0.315 mg (32% VNR)
Potassio367 mg (18% VNR)
OrigineCile
Fonteanalisi Euro Company
IndicazioniI consigli dispensati NON SONO IN ALCUN MODO DA RITENERSI DI VALORE MEDICO/PRESCRITTIVO. Le informazioni fornite sono a scopo puramente divulgativo e informativo, pertanto non intendono in alcun modo sostituirsi a consigli medici. In presenza di patologie occorre sempre consultare il proprio medico.
Calcio197 mg (25% VNR)
NutrientiCalcio, Rame, Potassio

Una delle nuove scoperte nell’ambito della nutraceutica è una bacca rossa particolarmente ricca di polifenoli chiamata Maqui (si legge “machi”).

Il Maqui è il frutto di una pianta decisamente sconosciuta in Italia, dove peraltro non cresce affatto, mentre cresce spontaneamente al largo delle coste del Cile.

Il Maquiberry (Aristoteliachilensis) è una specie appartenente alla famiglia delle Eleocarpaceae.

E’ un arbusto sempreverde dioico, alto 4-5 m, con una corteccia liscia, rami abbondanti, sottili e flessibili. Ha foglie ovali-lanceolate, coriacee con bordi seghettati. E’ una specie che cresce spontanea nell’America del Sud, in particolare in Cile, in Patagonia, nelle isole di Juan Fernández e in Argentina dove cresce in terreni umidi con abbondante humus, fino a 2500 m di altitudine, tuttavia è una specie scarsamente coltivata.

E’ una pianta pioniera che si sviluppa spesso nelle zone disboscate o incendiate.

In settembre-dicembre (primavera antartica) produce fiori bianchi dai quali originano bacche di color viola scuro che maturano entro gennaio-febbraio e vengono raccolte fino ad aprile.

La pianta del maqui ”Aristoteliachilensis” è un arbusto sempreverde molto ramificato ed esteso. Durante la primavera australe fa sbocciare una serie di fiori bianchi che spiccano nella verde foresta subantartica. Le bacche, succose e brillanti di un colore blu intenso e profondo, maturano in estate e vengono raccolte dopo qualche mese rigorosamente a mano in ambiente originario, sulle piante selvatiche.

In Cile non si realizza una produzione industriale e la maggior delle bacche viene raccolta da piante selvatiche (90.000 kg all’anno). Una pianta adulta produce 10 kg di frutti ogni 7 anni. Il sapore del frutto è dolce e assomiglia al sambuco (Sambucusnigra), come quest’ultimo è la base di tinture.

Raccogliere le bacche di questo frutto non è così semplice come si potrebbe pensare: non è prevista alcuna produzione industriale e non esistono terrazzamenti coltivati a Maqui.

La raccolta si effettua esclusivamente a mano, nel luogo d’origine delle piante selvatiche. La raccolta pertanto è un processo lungo e faticoso che richiede pazienza. Tutti questi motivi rendono le bacche di Maqui un prodotto raro e di spiccata eccellenza.

È una pianta usata abitualmente nella medicina popolare mapuche, popolo precolombiano del sud del Cile.

Dalle bacche si ottiene, come prodotto commerciale, un succo dalle importanti proprietà nutrizionale.

Il caratteristico e intenso colore blu della bacca è dovuto alle antocianine contenute nel frutto.

I frutti commestibili hanno proprietà astringenti, toniche, antidiarroiche e antidissenteriche. Contengono antocianine (cianidine e delfinidine), pigmenti che sono responsabili del loro colore purpureo.

Le bacche sono utilizzate per la preparazione di marmellate, succhi di frutta e gelati.

I frutti del Maqui, oltre ad essere un alimento, sono l’ingrediente base di una bibita alcolica, “chicha” che in mapuche è chiamata teku, e vengono usati per colorare il vino. Questa pianta è sacra per i mapuche e simbolizza le intenzioni pacifiche.

Fonti:

 

http://www.elicriso.it/it/piante_medicinali/aristotelia/

http://en.wikipedia.org/wiki/Aristotelia_chilensis

http://www.rodiola.info/maqui.php

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=36168

http://www.sunburstsuperfoods.com/organic-dried-maqui-berries/

http://www.viversano.net/salute-benessere/le-bacche-di-maqui-proprieta-benefici/

 

Quando Daniel Defoe, lo scrittore inglese, ai primi del ’700 pubblicò il romanzo Robinson Crusoe, storia di un eroico naufragio, certo mai avrebbe immaginato che tre secoli dopo il suo libro sarebbe diventato materia degli scienziati dell’alimentazione.

La storia del romanzo è ispirata a un vero naufragio: quello del marinaio Alexander Selkirk, abbandonato dalla sua ciurma per punizione su un’isola deserta del Pacifico, 600 Km al largo del Cile, dove sopravvisse per quattro anni senza nessun contatto con la civiltà. Quell’isola, ironia della sorte, è la Juan Fernandez, dove cresce il frutto più salutista al mondo: il Maqui.

Come Robinson Crusoe, anche il Maqui, arrivò per caso su quest’isola dell’arcipelago Juan Fernandez, importato probabilmente dai Mapuche, un popolo indigeno discendente degli Araucani e originario, come la pianta stessa, della zona centrale del Cile.

I Mapuche già nel lontano XVI secolo, epoca della scoperta dell’isola da parte degli europei, ben conoscevano le proprietà officinali del Maqui, di cui facevano largo uso quotidianamente nella loro alimentazione, anche per i loro rimedi curativi tramite gli steli e le foglie.

Se ne accorsero per primi i “conquistadores” spagnoli e il navigatore italiano, Antonio Pigafetta, che descrisse come dei “giganti” gli indigeni che abitavano l’isola. Erano alti 1.80 metri, un’enormità per la popolazione europea di allora che aveva una dieta povera di vitamine e proteine e la cui altezza media non superava il metro e sessanta. Motivo della superiorità fisica? Proprio il Maqui: l’alimentazione quotidiana a base di questo frutto rallentava l’infiammazione cellulare e di conseguenza contrastava quelle malattie (come l’artrosi, il rachitismo e lo scarso sviluppo muscolare) che allora, prima della scoperta degli antibiotici, affliggevano i popoli.

Le bacche di Maqui venivano tradizionalmente impiegate sotto forma di bevanda fermentata dai Mapuche: si narra che grazie al grande valore nutrizionale di questa bevanda i Mapuche abbiano sconfitto prima gli Incas e poi gli Spagnoli.

Oggi è ritenuto un “superfrutto” grazie alle sue proprietà altamente antiossidanti: si ritiene infatti che le bacche di Maqui siano il prodotto naturale con il più elevato valore di ORAC (Oxygen Radical AbsorbanceCapacity).

Fonti:
http://www.elicriso.it/it/piante_medicinali/aristotelia/
http://en.wikipedia.org/wiki/Aristotelia_chilensis
http://www.rodiola.info/maqui.php
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=36168
http://www.sunburstsuperfoods.com/organic-dried-maqui-berries/
http://www.viversano.net/salute-benessere/le-bacche-di-maqui-proprieta-benefici/

I consigli dispensati NON SONO IN ALCUN MODO DA RITENERSI DI VALORE MEDICO/PRESCRITTIVO. Le informazioni fornite sono a scopo puramente divulgativo e informativo, pertanto non intendono in alcun modo sostituirsi a consigli medici. In presenza di patologie occorre sempre consultare il proprio medico.

 

Le bacche di Maqui crescono spontaneamente sulle isole di Juan Fernández. Il microclima, l’isolamento e la non contaminazione con altre specie vegetali hanno permesso alla natura di operare una sorta di selezione darwiniana che è sfociata in una bacca purissima. La particolarità del luogo di origine, la crescita spontanea della pianta e la raccolta a mano per tutelare ambiente e frutti, rendono le bacche di Maqui un prodotto raro. Caratteristiche esaltate dagli elementi che contiene: i polifenoli.

L’intenso colore blu è dovuto all'alta concentrazione di antocianine, un gruppo di polifenoli che, tra le varie azioni, proteggono il frutto dall'eccessivo irraggiamento solare. Il clima pungente dell’emisfero australe, unito all’incremento delle radiazioni solari (+ 50% negli ultimi 30 anni), ha portato la pianta a un graduale e progressivo sviluppo della produzione di questi pigmenti naturali. Il Maqui è la bacca che ne contiene di più in assoluto al mondo.

Fra le antocianidine l’82-83% è costituito da delfinidina e il 17-18% da cianidina sotto forma di glicosidi (antocianosidi).

La delfinidina è oggi l’antiossidante più forte al mondo tra le sostanze conosciute. Giovanni Scapagnini, medico e neuroscienziato, esperto di meccanismi biologici legati all'invecchiamento (soprattutto cerebrale) spiega che i polifenoli, le delfinidine in particolare, vanno a incidere su “un fattore di trascrizione che si chiama Nrf2 (che sta diventando molto famoso anche per i farmaci legati alla terza età, Nr)” quando questo fattore tracolla, come nel caso di molte patologie croniche dell’invecchiamento, si riducono le capacità adattive della cellula e, di conseguenza, si espone a una costante infiammazione cronica latente. Invece i polifenoli sono in grado di riaccendere il “motore” cellulare”

Per via della loro natura chimica di molecole molto reattive, gli antociani caratterizzano le piante con colorazioni variabili dal rosso al blu, dipendenti sia dal pH sia dal fatto che essi sono capaci di formare sali, tanto con gli acidi (formando i rossi), quanto con le basi (dando vita ai blu). Al contrario di tanti altri polifenoli, gli antociani si sciolgono in acqua e sono quindi facilmente assorbibili. La questione è che, per avere un effetto davvero concreto per l’organismo, occorrono quantità elevate di delfinidine che nemmeno il Maqui è in grado di soddisfare. Gli estratti liofilizzati riescono a ridurne grandi quantità in piccole compresse, ma ciò non toglie che le bacche di Maqui essiccate abbiano concentrazioni di antociani elevatissime.

La concentrazione di antociani e delfinidine negli estratti di Maqui è così alta che se uno volesse averne la stessa quantità di polifenoli dovrebbe bere 500 bicchieri di vino rosso al giorno.

Risultati di recenti studi hanno dimostrato che le bacche di Maqui hanno effetti sulla vista1 , sul metabolismo dei carboidrati e sulla glicemia1, promuovono la crescita dei capelli1 ed hanno un effetto protettivo della pelle e delle arterie1,2.

1 AA.VV.: Maqui Berry extract, OryzaOil&FatChemicalCo.Ltd., 25/10/2012).

2 Avello Lorca M., ValladaresAcosta R., OrdóñezBeldar J.L., 2008. “Capacidadantioxidante de Aristoteliachilensis (Molina) Stuntz”, Revista Cubana de PlantasMedicinales, 13(4).

Hoffmann A., Farga C., Lastra J., Vechazi E., 2003. “Plantasmedicinales de uso comun en Chile” EditorialFundación Claudio Gay, Santiago de Chile.

Muñoz O., Montes M., Wilkomirsky T., 2004.“Plantas medicinales de uso en Chile, Química y Farmacología” Editorial Universitaria, Santiago de Chile.

DonosoZegers C., Ramírez García C., 2000. Arbustosnativos de Chile. CONAF, Marisa CúneoEdiciones, Santiago del Cile.

Fonti:
http://www.elicriso.it/it/piante_medicinali/aristotelia/
http://en.wikipedia.org/wiki/Aristotelia_chilensis
http://www.rodiola.info/maqui.php
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=36168
http://www.sunburstsuperfoods.com/organic-dried-maqui-berries/
http://www.viversano.net/salute-benessere/le-bacche-di-maqui-proprieta-benefici/

I consigli dispensati NON SONO IN ALCUN MODO DA RITENERSI DI VALORE MEDICO/PRESCRITTIVO. Le informazioni fornite sono a scopo puramente divulgativo e informativo, pertanto non intendono in alcun modo sostituirsi a consigli medici. In presenza di patologie occorre sempre consultare il proprio medico.

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